Eventi digitali - Il Dantedì dell'Archivio di Stato di Asti

Archivio di Stato di Asti

23-25 marzo 2021 - Appuntamenti virtuali

Dantedi 2021
Dantedi 2021
23 marzo 2021
In occasione del Dantedì del 25 marzo prossimo, questa settimana l’Archivio di Stato di Asti propone un approfondimento su un’importante raccolta libraria conservata e messa a disposizione degli studiosi: si tratta della Biblioteca storica della famiglia Roero di Cortanze. La ragione di questa scelta sta nella presenza di numerosi testi danteschi in questa preziosa raccolta che comprende circa duemila volumi. I libri più antichi risalgono al Cinquecento, mentre il nucleo più consistente è di opere dell’Ottocento e del Novecento.
Come tanti collezionisti e amanti dei libri, i Roero usarono diversi “ex libris”, nel loro caso un’etichetta che permette di indicare la proprietà di un libro e la sua appartenenza a una biblioteca privata, dei quali vediamo un esempio nella prima immagine.
Un altro aspetto che aggiunge prestigio a questa raccolta libraria è la scelta dei Roero di arricchire alcune dei volumi più importanti con una legatura di pregio, riportante lo stemma della famiglia. Queste legature sono state oggetto di un censimento, le cui schede descrittive sono on-line nel Catalogo Generale dei Beni Culturali a questo link: https://www.catalogo.beniculturali.it/.../f289dbdae921d3a...
Un’importante biblioteca storica, dunque, che conserva edizioni dantesche antiche e rare, che vedremo insieme nei prossimi giorni per il Dantedì 2021.
Vi aspettiamo!

 

Dantedi 2021 a
Dantedi 2021 b

 

24 marzo 2021 
Come abbiamo visto nel post di ieri, la biblioteca Roero conserva diverse opere dantesche di notevole rilievo e importanza bibliografica. Oggi scopriamo due libri particolarmente interessanti e curiosi. Il primo è La materia della divina commedia di Dante Alighieri dichiarata in sei tavole, di M. Caetani, edita a Firenze nel 1886: si tratta di un piccolo libro (misura 110x75x0,5 millimetri) con sei tavole ripiegate che hanno lo scopo, come si legge nel proemio, di risolvere “le svariate difficoltà e questioni che in vari tempi si sono mosse intorno al sito, alla figura, alle misure” del mondo dantesco. La prima tavola, visibile nella seconda immagine, mostra l’universo tolemaico descritto da Dante e illustra il sistema “a ragion del quale la terra sta immobile al centro” circondata da nove cieli “concentrici, corporei e mobili”. La tavola III presenta invece la pianta dell’inferno solcata da una linea che illustra il viaggio compiuto dal poeta, dalla porta “al cui sommo vide le parole di colore scuro” fino alla galleria che conduce al Purgatorio.
Il secondo libro che vi presentiamo è la Divina commedia in cartoline, un’opera che risale ai primissimi anni del Novecento, quando Vittorio Alinari, proprietario della nota azienda fotografica di Firenze, bandì un concorso rivolto ai pittori italiani per illustrare l’opera del divino poeta. Il risultato è un vasto e articolato panorama dell’arte italiana dell’inizio del secolo scorso tra cui figurano artisti come Alberto Zardo, Armando Spadini, Duilio Cambellotti ed Ernesto Bellandi, che si collocarono ai primi posti nel concorso, accanto a molti altri pittori di rilievo come Plinio Nomellini, Giovanni Fattori, Adolfo De Carolis, Alberto Martini, Lionello Balestrieri o Giulio Aristide Sartorio.
Nell’edizione conservata presso l’Archivio di Stato di Asti, le immagini sono riprodotte in 100 cartoline stampate dalla fototipia di Virgilio Alterocca di Terni e testimoniano, in questo straordinario percorso per immagini, il momento di passaggio fra la tradizione classica e il liberty, mostrano un fermento artistico ben leggibile nella compresenza del gusto neorinascimentale di De Carolis con il liberty poetico di Ruggero Focardi, della modernità di Cambellotti (nell’immagine) accanto al simbolismo di Giorgio Kienerk.
Appuntamento a domani per scoprire un'edizione dantesca particolarmente preziosa!

 

Dantedi post 24 marzo 1
Dantedi post 24 marzo 2
Dantedi post 24 marzo 3
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25 marzo 2021
Oggi, nel nostro terzo appuntamento dedicato al Dantedì, presentiamo un libro particolarmente prezioso, anch’esso parte della biblioteca Roero conservata presso l’Archivio di Stato di Asti: la Divina Commedia commentata da Cristoforo Landino, stampata a Venezia nel 1512.
Il commento di Landino fu edito per la prima volta a Firenze nel 1481 per poi essere ristampato diverse volte in autonomia o, come nel nostro caso, insieme all’opera dantesca. Nato a Firenze nel 1424, il letterato Landino fu maestro di intellettuali del calibro di Poliziano e Marsilio Ficino ed è ricordato soprattutto come commentatore delle opere di Dante, Virgilio e Orazio e come traduttore dal latino al fiorentino della letteratura classica.
In ogni pagina della nostra edizione del 1512, in cui la scrittura mostra le abbreviazioni tipiche della grafia medioevale, il testo dantesco condivide lo spazio con il commento di Landino e, per ogni canto, con un’illustrazione xilografica, ossia una stampa la cui matrice è ottenuta incidendo il legno.
Ad esempio, come si vede nella terza fotografia, il secondo canto è illustrato dal primo incontro fra i due poeti, identificati con le iniziali: mentre Dante espone a Virgilio i suoi dubbi sull’impresa che li aspetta, su una collina alle loro spalle è rappresentato il momento in cui Beatrice incarica il poeta di accompagnare Dante nel suo viaggio. L’immagine è costruita secondo uno schema rappresentativo tipico dell’arte medioevale, dove scene avvenute in tempi diversi sono collocate nello stesso ambiente per rappresentare un flusso narrativo.
Nella quarta fotografia vediamo i due poeti alle prese con Cerbero, il mostro a tre teste che “caninamente latra”, posto a guardia delle anime dei golosi; l’incisore ha colto il momento in cui Virgilio lancia una manciata di terra fra le sue fauci per calmarlo mentre sullo sfondo i due compagni di viaggio camminano fra i dannati. L’ultima pagina che presentiamo si riferisce all’incontro, avvenuto nel canto decimo, con Farinata degli Uberti, capo della fazione ghibellina, e con Cavalcante Cavalcanti che escono dai loro sepolcri per discutere di politica e per chiedere notizie del poeta Guido Cavalcanti, amico di Dante e figlio di Cavalcante.

 

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