L’Archivio di Stato di Asti ha sede in un edificio del XVIII sec., adibito fino all'800 a Convento cistercense dedicato a S. Anna e S. Spirito.


L'edificio, ora di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali è costituito da due porzioni: la più lunga adibita un tempo alle celle conventuali, la più corta destinata invece alle funzioni religiose, terminante in una Chiesa, magnifico esempio di barocco piemontese.


secondo testimonianze bibliografiche alcune religiose fondarono il convento per volontà della regina longobarda Teodolinda fin dal 590 d.C. Nel 1245 le monache passarono all’ordine cistercense.


Il primo restauro dell’edificio, storicamente documentabile, attribuibile a Benedetto Alfieri, è risalibile intorno al 1726, mentre un successivo ampliamento e la realizzazione di uno scalone monumentale centrale è stato attribuito a Dallala di Beinasco nella seconda metà del XVIII sec. Con Decreto Imperiale del 30 giugno 1810 Napoleone trasformò il convento in caserma, mentre nel 1829 venne abbattuto il campanile, adiacente alla Chiesa.

A partire dagli anni ’50 del secolo scorso il complesso venne usato da sfollati e immigrati clandestini e, con il tempo, subì gravissimi danni, fino all’acquisizione da parte del Ministero per i beni e le attività culturali. Tra il 1998 e il 2000 per opera del Ministero si è proceduto ad un profondo intervento di restauro al fine di poter ospitare l’Archivio di Stato. La superficie attuale è di ca. 4560 mq così distribuita: 980 mq piano interrato, 1465 mq piano terra, 1465 mq primo piano e 650 mq piano secondo. (In foto: Scalone centrale allestito in occasione della Mostra Principessa Valentina, maggio 2007, scattata da Renzo Remotti).